Account utenti
Dilettanti allo sbaraglio
Postato il Monday, 01 February @ 11:04:09 CET di root
Dico la mia! Enrico Di Ciolo scrive:
Sinceramente non mi dispiace tornare sull’argomento.











Credo che in giro ci sia ancora la necessità di fare chiarezza, un po’ come tornare su argomenti scabrosi quali le pari opportunità, il razzismo preconcetto, i luoghi comuni sui meridionali vagabondi e truffatori o la libertà di pensiero politico.
Tampo fa, ho riletto una lettera, publicata su schermaonline dal Maestro Toràn, che mi ha fatto riflettere.
Una lettera, di qualche anno fa, di un Presidente FIS a un Maestro importante che rivendicava i diritti dei maestri italiani.

La lettera dell’Ing. Nostini al mitico Maestro Bassetti.

Lettera di Renzo Nostini a Vittorio Bassetti

Egregio Maestro,

in conseguenza delle pubblicazioni apparse su alcuni giornali sportivi in data 20 e 21 dicembre 1973 questa Federazione ritiene di dovere informare i Maestri di Scherma sui rapporti che intercorrono tra la A.I.M.S. costituita in Napoli il 30 gennaio 1972 e la Fis. Detta Associazione non fa parte della Fis, ai sensi dell'art. 1° dello Statuto della Fis, poiché si tratta di una nuova Associazione a carattere sindacale che si è attribuita la denominazione A.I.M.S, che spettava alla Accademia dei Maestri di Scherma facente parte della Fis quando il cambio di denominazione fu regolarmente deliberato e riconosciuto dalla Fis.

La A.I.M.S. ex Accademia, che non ha scopi sindacali, continua invece a fare parte della Fis, anche se da qualche tempo è inattiva, non essendo mai stata sciolta o validamente trasformata.

Si ritiene quindi a maggior chiarimento allegare in copia alla presente lettera il testo integrale del verbale del Consiglio Direttivo della Fis in data 24-11-1973 che riflette anche la cronistoria precedente la deliberazione del C.D.F. in argomento.

Per quanto concerne gli argomenti di interesse dei Maestri di Scherma ricordati nelle suddette pubblicazioni, questa Federazione fa presente che, entro i imiti consentivi dal proprio Statuto, essi hanno formato e formano oggetto di studio con l'intento di giungere, con le dovute priorità, a risoluzioni positive nell'interesse di tutti i Maestri di Scherma, facciano essi parte o no della Associazione costituita in Napoli, con la quale Associazione la Fis potrà avere quei rapporti che la legislazione vigente consente, entro i limiti del proprio Statuto, pur essendo detta Associazione estranea alla Fis.

Deve quindi rimanere ben chiaro che senza ricorrere a pubblicità giornalistiche la Federazione ha operato e continua ad operare per la realizzazione degli scopi sportivi che le sono propri, aperta ad esaminare i suggerimenti e le proposte che provengano da singoli maestri, dalla Associazione ex Accademia, e anche da qualsiasi Associazione sindacale di categoria, per quanto concerne i propri rapporti con i Maestri di Scherma, mentre potrà svolgere soltanto una funzione sussidiaria per i rapporti contrattuali tra i Maestri e le Società. Il che non toglie che ogni questione venga esaminata con il massimo impegno e con la maggiore obiettività possibili.

Presidente R. Nostini


Ebbene, confesso che rileggere questa lettera mi ha fatto “alterare l’equilibrio della dinamica degli epididimi”, vi assicuro che è stata una grande alterazione.
Stare attenti alla forma e non alla sostanza significa non prestare nessuna considerazione per la categoria dei maestri, vessata e presa in giro con belle parole (peraltro offensive).
Com’è stata scritta, l’avete letta? Bene?
C’è chi ha detto al Bassetti che non avrebbe fatto nulla a favore dei maestri, che questo è il punto.

Un’altra  lettera, questa volta di un  dirigente di Bologna, mi ha fatto “ri-alterare l’equilibriio etc etc.”, perché a un certo punto sentite bene cosa dice:
 “ le rivendicazioni avanzate da alcuni Maestri, intese ad ottenere contratti di lavoro con le Società schermistiche efficaci “erga omnes” comportanti oneri contributivi, indennità di licenziamento, ferie, preavvisi, assistenza malattia, pensionamenti, ecc. non possono nemmeno venire prese in esame”.

Meno male che poi aggiunge “Personalmente io chiuderei il mio ciclo dirigenziale, già oberato di gravosissimi impegni e penso che, se non tutti, la stragrande maggioranza dei dirigenti di Società schermistiche farebbero altrettanto, con scarsissime probabilità di trovare sostituti”.
Quindi, se questo signore avesse saputo cosa stavo per dirgli, saremmo rimasti senza un dirigente. Perché di questi dirigenti non ne voglio più sentire parlare, chi si lamenta della sua posizione di dirigente se ne può andare subito, non mi mancherà per nulla.

Gli avrei detto semplicemente: caro dirigente, perchè ci dice che non è possibile rivendicare i diritti sacrosanti dei lavoratori? Sarebbe stato più carino se ci avesse detto. “troviamo insieme la soluzione”.
Perché, caro dirigente volontario e nel suo tempolibero,  se non lo avesse capito questa è la nostra vita non il suo giochino “volontario e nel tempo libero”.

Qui voglio aprire una parentesi perché il collega Alberto Coltorti, in un suo intervento su schermaonline ci scrisse che un maestro non può fare contemporaneamente anche il dirigente.
L’amico Alberto ci dice che in tal caso si troverebbe a dirsi  “non ho tempo per svolgere con efficacia il mestiere di maestro, ….. Mi dovrei trasformare in un impresario che raccoglie fondi con i mezzi più disparati, che organizza il lavoro degli altri, che interloquisce politicamente con le realtà locali e con la Federazione, ecc… . Quale tempo dedicherei alla mia attività di maestro (didattica, aggiornamento, sperimentazione)?” 

Gli rispondo che bisogna cominciare a vedere le cose da un’altra ottica, assumere la responsabilità delle gestioni politiche e delegare ai “collaboratori” le questioni burocratiche (iscrizioni, pagamenti etc etc.).
Dobbiamo cominciare a ribaltare la visione. 
Il maestro può dirigere la segreteria, basta trovare un dipendente o un volontario.

In pratica bisogna fare un cambio di mentalità, assumere un livello di pensiero diverso. Basta con il pensare che il segretario o chi trova gli sponsor deve contemporaneamente dirigere la baracca.
I lavori di segreteria e di ricerca sponsor possono farli i “collaboratori”, mentre un maestro può essere il responsabile del suo club.
Non volevo cambiare discorso, solo un chiarimento che però valeva la pena. C’è ancora diffusa l’idea che se qualche dirigentevolontarioneltempolibero minaccia ” allora vado via” dobbiamo essere noi maestri a dover abbassare il tono.

Basta!!
 
Temo l’idea di rimanere bloccati nella situazione attuale di divisioni per interessi diversi, la dirigenza per passione e volontariato mi fa pensare a dilettanti allo sbaraglio.
Vorrei esortare tutti i miei colleghi a prestare attenzione a questo argomento: dobbiamo dimostrare di essere capaci di unire le forze: abbiamo interessi comuni su cui concentrarci.

Secondo me i punti riguardano: autonomia e capacità contrattuale, autonomia della Formazione, vicinanza all’Accademia Nazionale Maestri, autonomia dell’aggiornamento, autonomia delle posizioni professionali.


Enrico Di Ciolo

 


 
Links Correlati
· Inoltre Dico la mia!
· News by root


Articolo più letto relativo a Dico la mia!:
Rimini e dintorni: ma è vera gloria?

Opzioni
"Login" | Login/Crea Account | 2 commenti
I commenti sono di proprietà dell'inserzionista. Noi non siamo responsabili per il loro contenuto.

Commenti NON Abilitati per gli Anonimi, registrati

Re: Dilettanti allo sbaraglio (Voto: 1)
di alcol (alcolt@libero.it) il Monday, 01 February @ 14:20:19 CET
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Caro Enrico,
ti ringrazio perché attraverso le tesi che esponi dai la possibilità di dibattere sul problema della professionalità del maestro di scherma e sei di stimolo per la creazione di una coscienza di categoria.
Chiami in causa il mio secondo Maestro, l’indimenticabile Vittorio Bassetti che tentò, invano, di portare avanti una lotta che oserei definire sindacale se non fosse per l’allergia che, nel nostro contesto, la parola provoca.
L’Accademia della Scherma nasce anche per rivendicare quei diritti, oltre ad assolvere i doveri (formazione permanente, aggiornamento, ecc…), che muterebbero la figura del maestro di scherma da dilettante allo sbaraglio in professionista in grado di gestire dignitosamente e consapevolmente il suo lavoro. Stiamo operando in questo senso proponendo, per ora, schemi di contratti di lavoro di riferimento e forme di assistenza legale a basso costo per quegli associati che avessero necessità e voglia di ricorrervi. Oltre a ciò sono in cantiere tutta una serie di iniziative rivolte alla nostra crescita culturale.
Indipendentemente dai torti e dalle ragioni, la spaccatura dell’AIMS e la politica perseguita dai rappresentanti che abbiamo eletto nel C. D. federale ha convinto uno sparuto gruppo di professionisti del campo a consorziarsi. Oggi, a mio avviso, i tempi sono maturi perché si prenda coscienza di tutta una serie di problematiche relative alla nostra attività professionale e che tu, giustamente, rivendichi.
Una nota alla citazione che mi riguarda. Grazie all’abilità e alla caparbietà di Toran e del C.D. dell’AIMS che dirigeva, la legge “Melandri” è stata applicata, nella nostra Federazione, consentendo ai maestri di essere i padroni delle aziende (le società schermistiche) che molti di essi creano. Oggi possiamo decidere di essere i piccoli (spero grandi) imprenditori di noi stessi. Questa potenzialità è formidabile!
Personalmente, essendo ancora innamorato dell’insegnamento e avendo dubbi sulle mie capacità imprenditoriali, oggi preferisco esercitare il mestiere di maestro, circondandomi di amici che, ognuno nella sua competenza, mi aiutino a vedere e andare oltre. Le mille gare e le mille incombenze, burocratiche e non, che caratterizzano la moderna scherma agonistica mi distoglierebbero irrimediabilmente dal mio artigianato fiaccando le mie motivazioni. Non so come fai tu a lavorare nello stato, fare il maestro in sala e agli allenamenti della nazionale, dirigere il tuo club, avere una vita privata, scrivere ponderatamente di mille argomenti, ecc… Ti ammiro!
Riprendendo il tuo appello mi piacerebbe chiosare con un motto: l’Accademia della Scherma UNISCE!
Concedimelo.
Alberto Coltorti



Re: Dilettanti allo sbaraglio (Voto: 1)
di AlexioBonino (alessiobonino@fastwebnet.it) il Monday, 01 February @ 15:08:25 CET
(Info Utente | Invia un Messaggio)
Leggendo questo articolo del maestro Di Ciolo mi sembra di capire che i vari livelli di lavoro, che sino a prova contraria si articolano – ciascuno - secondo differenti finalità, tendono sempre di più ad esser confusi, mischiati ma soprattutto poco valorizzati/riconosciuti da chi crede di averne il potere in mano… voglio precisare che coi termini “differenti finalità” mi riferisco a “finalità dirette” o “indirette”, le prime specificatamente legate al lavoro educativo di sala e le seconde ad esso collegate ma in quanto condizioni per meglio centrare tali obiettivi. Già, obiettivi… un parolone? Oppure uno dei tanti termini che fan parte ormai dell’ovvietà?? Il maestro Di Ciolo ha parlato di unione dei colleghi per raggiungere interessi comuni, personalmente vorrei soffermarmi su questa cosa con la speranza di allargarne un po’ i margini, se possibile.

Mi viene da pensare che una buona parte di ciò che Enrico denuncia in questo articolo (suddiviso in molti punti o aspetti ricollegabili a diversi contesti, che meriterebbero sicuramente ben più ampi spazi), accade anche e soprattutto perché vi è, in certi casi, una bassa predisposizione ad una ricerca AUTENTICA, sul piano relazionale, di quelle modalità che attraverso il “lavoro in èquipe” costruiscono un vero ambiente, un vero contesto educativo per i giovani (perché mi auguro che, alla fine, tutto questo “minestrone” sia poi finalizzato ed indirizzato anche e soprattutto a ciò). Lavorare in gruppo, dunque, si rifà direttamente alla prassi nelle sue varie forme e nei suoi diversi campi, e RAPPRESENTA secondo me il punto cardine di qualsiasi contesto e relative competenze che richiamino alla professionalità, al RISPETTO di essa e che si strutturino su diversi livelli di ruoli (ma che al contempo abbiano un obiettivo COMUNE fra maestri, dirigenti, segretari, ragazzi, armieri, bidelli ecc…). Bisognerebbe guardare un po’ a priori credo… saper fare dell’essere “qui assieme” una vera e propria unità, per provare a girare intorno ai problemi e non essere obbligati a sbatterci addosso CONTINUAMENTE. Non credo che questa sia un’ utopia in quanto, per fortuna, siamo umani e perciò dotati di riflessione…! Ultimamente se ne vedono sempre di più di fatti incredibili, ovunque…

Penso dunque che fino a quando non si riuscirà a costruire un modello collaborativo tale, che riconosca ovviamente oltre ai doveri anche i DIRITTI di ciascuno ( improntati ad obiettivi comuni), si continuerà a sbattere la faccia da qualche parte, anche nella migliore delle ipotesi!
Alessio Bonino


WebMaster -=| Daniele De Benedictis |=-