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Caro Enrico ti scrivo, così mi rilasso un po'
Postato il Tuesday, 09 March @ 20:14:46 CET di root
Dico la mia! guidomarzari Scrive "

Ciao Enrico






...mi scuso per il notevole ritardo nell’intervenire.
Sono pienamente in sintonia con te su tutto quello che hai scritto.
Penso che il bravo maestro sia colui che riesce ad ottimizzare al cento per cento le attitudini intrinseche di ogni atleta e possibilmente a ottenere anche quel “quid” in più che corrisponde al plusvalore del maestro.

Se la discussione verte sui caratteri distintivi del bravo maestro, e cioè se sia giusto oppure no definire bravo colui che sforna campioni, mi permetto di dare il mio contributo analizzando il mio vissuto.

Io iniziai a tirare nel 1962, in prima Liceo, a Lugo; eravamo in sei e non avevamo maestro, ed ho fatto la mia prima lezione con un vero maestro (Marcello Lodetti) dopo sei anni a Milano alla Mangiarotti.
Ho tirato per ben cinque anni senza nemmeno sapere cosa fosse un controtempo e nonostante ciò diventai seconda catregoria di fioretto e spada.
Poi divenni maestro, dopo essermi laureato in Agraria, e nel 1970 iniziai finalmente ad esercitare presso la sala di Ravenna.

Sapete quando ho trovato un consiglio dirigente che mi abbia permesso di lavorare 5 giorni la settimana e non solamente tre?
Solamente nel 2001; e si aggiunga a ciò che mancando a Ravenna un’Università ho sempre dovuto perdere i migliori atleti alla fine della scuola superiore.
Non è stato quindi possible crearmi un pedigree di tutto rispetto.
Qualche cosa penso di aver tuttavia costruito, come ad esempio nel 91 quando portai cinque Ravennati negli Azzurrini su 15 posti disponibili, ma il punto che vorrei evidenziare è che i risultati dipendono spesso anche dalle condizioni ambientali in cui ognuno di noi si trova a dover lavorare.

Dal primo settembre sono in pensione e faccio il maestro di scherma a tempo pieno, e fra vent’anni, quando ne avrò ottantadue potrò stilare un nuovo bilancio professionale.
Posso certamentre dire che la scherma per me è stata importante e gratificante e mi ha aiutato nei momenti più difficili della mia vita, come quando persi mia moglie e dovetti dimettermi dall’incarico di Commissario tecnico della Nazionale, un secondo dopo aver vinto le Olimpiadi di Atlanta.
Mi chiedo adesso : quanti maestri hanno dovuto lavorare in queste condizioni, se non peggiori?

Allenatori.
Sinceramente io non vedo la differenza tra maestro ed allenatore, quanto invece i diversi ruoli di chi opera nell’attività didattica.
Per me esiste il maestro di scherma che lavora con tutti gli allievi, dai principanti fino agli atleti agonisti: sia quelli formati da quel maestro sia quelli formati da altri.
E’ importante avere un metodo di lavoro.

Non giriamo però attorno al problema ma affrontiamolo. Sono arrivati in passato in Italia diversi maestri stranieri, accompagnati da una certa “fama” che li accreditava come super tecnici.
Alcuni effettivamente lo erano, e si è visto quello che hanno costruito, come ad esempio il maestro Zub a Padova, Franke a Torino, Kulcsar a Vercelli.
Altri invece hanno avuto l’immediata possibilità di allenare atleti già forti di per sé, i quali hanno poi confermato la loro forza in un modo che ritengo sia dovuto, però, al naturale evolversi della situazione.
Non ho mai visto trasformare una “pippa” in un campione, tanto per capirci.

L’aspetto più grave è quando si parla di Allenatori manipolatori ed aggiungo io maestri manipolatori.
Si sono conclusi da poco i campionati europei cadetti, con ottimi risultati, con quattro ragazzi di Napoli, Acireale, Foligno e Ravenna.
Ho quindi chiesto al mio angelo custode, ma di dove sono questi ragazzi?
Come mai non si allenano a Roma, Milano o Vercelli?
E lui mi ha risposto “no no, si allenano dove sono nati, perché anche li un pochino la spada la conoscono”.
Parliamo poi di Pisa, e si vadano a vedere i risultati nelle tre armi conseguiti dal maestro Di Ciolo, oppure Mestre e Iesi, che sono nate dal nulla.
In questo momento vorrei ricordare il maestro Geslao e ricordare il suo passato, i campioni e tutto quello che ha creato in una piccola provincia del Veneto.
E’ forse “Bus de Cul” come direbbe Arrigo Sacchi, oppure si tratta di tutto meno che di fortuna?
Anni fa sarebbe successo che il buon Gianni, stimolato dal buon Attilio avrebbe detto:

"Se vuoi diventare forte, DEVI comperare un biglietto e venire quassù dove si respira l’aria di spada, HAI CAPITO?”

In conclusione io ritengo che, per il bene della scherma Italiana, laddove vengono individuati atleti con delle potenzialità che vivono in realtà isolate, è certamente giusto radunarli assieme per determinati periodi, e con loro anche i loro maestri per farli crescere, ma ritenere che possano diventare forti solo perché respirano smog e nebbia, e si tesserano in un circolo rinomato, mi sembra molto riduttivo, offensivo e certamente nocivo al movimento Italiano.
Come concentrarli, visto le difficoltà economiche, è tutto da studiare e da realizzare, ma certamente la strada a mio avviso è questa.
Mi sarebbe piaciuto vedere l’operato di alcuni grandi maestri come Gianni Muzio ed altri, se fossero dovuti partire da Lugo e non da Vercelli, maestri che hanno sempre avuto “santi in paradiso” pronti a sostenerli.
Però la vita è fatta così, chi è vicino al sole si illumina e si riscalda maggiormante di chi invece rimane all’ombra.
Si deve solo sperare in due cose, avere un “sole” che cerca di raggiungere tutti i pianeti anche i più remoti e non abbattersi se il sole non passa mai da lì, ma reagire.




Nota: Per un disguido, Guido Marzari aveva dimenticato di inviare a schermaonline il finale del suo pezzo. L'ho aggiunto ora, in verde scuro."

 
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Re: Caro Enrico ti scrivo, così mi rilasso un po' (Voto: 1)
di MaestroRoby il Tuesday, 09 March @ 22:54:20 CET
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ciao Maestro, mi ricordo molto bene di te :-) eri docente al corso di istruttore regionale di Norcia. e soprattutto ricordo in te la grande mano del M°. Marcello Lodetti ! io ho la fortuna di esser cresciuta sia come atleta ma soprattutto adesso come istruttore nazionale nella sala Lodetti, seguita sia dal grande Marcello ma anche dal suo talentuoso figlio Giovanni. ed è proprio bello vedere come la filosofia lodettiana (passatemi il termine), la sua visione della scherma sia tramandata .............. è questo che deve fare un grande Maestro donare il suo sapere. senza, non avrei mai intrapreso questa professione :-)



Re: Caro Enrico ti scrivo, così mi rilasso un po' (Voto: 1)
di maputitis il Wednesday, 10 March @ 10:21:06 CET
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guido ciao..io mi ricordo di te ma forse tu di me no...ero con glia azzurrini a udine e con gli assoluti a busto intorno al 1984 tu mi hai fatto paecchie lezioni,e mi ricordo che ci facevi muorire da ridere,mentre guidavi il furgoncino con noi ragazzi dentro e tu appellavi le signorine che camminavano simpaticamente e mai senza esagerare..devo dire che la frase finale che tu riferisci e' stata usata anche con me e con i mei compagni di sala..devo ammettere che io spesso prima delle gare di coppa del mondo andavo a tirare a milano per un paio di settimane e la cosa giovava,trovo che cambiare a volte "pugno"in lezione e tirare con schermitori piu' forti sia utile..e' cosi' che si migliora..ma se nella propria palestra esistono le condizioni giuste o quasi..si puo' migliorare comunque...ciao e la prossima volta che mi incroci fai uno sforzo di memoria e salutami che mi fa piacere

eugenio russo



Re: Caro Enrico ti scrivo, così mi rilasso un po' (Voto: 1)
di maputitis il Wednesday, 10 March @ 10:22:49 CET
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erata corrige..volevo dire sempre senza esagerare...sono stordito



Re: Caro Enrico ti scrivo, così mi rilasso un po' (Voto: 1)
di Cinzia il Sunday, 14 March @ 16:15:48 CET
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Ma dai!!!! quindi quanto mi è accaduto era già successo in passato ??? pensavo di essere la prima!!! nel mio caso però l'invito o meglio il quasi obbligo è stato di prendere la macchina e andare appena un po' più a Sud.... Ciao Cinzia Sacchetti



Re: Caro Enrico ti scrivo, così mi rilasso un po' (Voto: 1)
di enricodiciolo il Sunday, 14 March @ 21:03:23 CET
(Info Utente | Invia un Messaggio) http://www.cspdiciolo.it
Cari amici, non per tediarvi, ma solo per la cronaca, anche nella sciabola ci sono state queste cosine antipatiche di chi ha cercato di schizzare cacca sull'operato di qualche maestro di "periferia" cercando di indirizzare i suoi allievi verso altri club. Personalmente ho denunciato questo atteggiamento all'allora presidente, che però non comprese il dramma a cui sarei andato incontro. Dovetti ricorrere al mio avvocato di fiducia con una diffida scritta dal continuare a sollecitare il trasferimento della mia fortissima allieva (che per la privacy non posso citare). La ragazza, sotto la mia cura, divenne brava e vinse 4 medaglie Mondiali consecutive.
Morale: lasciamo lavorare i maestrini giovani o inesperti, aiutiamoli a migliorare il lavoro a casa loro, basta con questi trasferimenti verso gli altri club!!!!


Enrico Di Ciolo


WebMaster -=| Daniele De Benedictis |=-